Escher, genio d’inizio secolo

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Si concluderà il 22 gennaio al Palazzo Reale di Milano il percorso italiano delle opere di Maurits Cornelis Escher, l’ artista grafico di origine olandese più famoso al mondo; le sue forme e figure interconnesse e le immagini allo specchio presentate in bianco e nero, esaltano le proprie implausibili dimensioni. Da studente Escher non amava la matematica così come non era un amante delle forme piatte, un sentimento che lo spinse a creare un mondo trascendentale fatto di illusioni ottiche. Amò invece l’Italia dove sposò la milanese Jetta Umiker da cui ebbe due figli con cui visse a Roma dal 1924 al 1935 quando fu costretto a fuggire in Svizzera a causa dell’insopportabile clima fascista. Senza dubbio se non avesse rinunciato al nostro Paese non avrebbe mai creato le opere che lo resero cosi famoso; opere che sono soprattutto incisioni che hanno per oggetto immagini basate su curiose simmetrie che esplorano l’infinito, paradossi matematici e prospettive impossibili. La mostra si divide in più sezioni, dal rapporto di Escher con l’Art Noveau alla “Metamorfosi” che prende il nome da uno dei suoi più grandi capolavori fino alla Eschermania dove sono messi in fila lavori di vari altri artisti che hanno attinto dalla sua ricerca tra cui la copertina “On the run” dei Pink Floyd; non a caso i riferimenti a Escher compaiono ovunque nella cultura pop, a partire dai Simpsons per arrivare a Matrix.

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