Jean-Michel Basquiat | Kamikaze creativity

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Jean-Michel Basquiat nasce a Brooklyn, New York, nel 1960. Sin da subito mostra un talento per l’ arte, imparando a disegnare e dipingere con l’incoraggiamento di sua madre. Insieme hanno partecipato a esposizioni museali di NYC e all’età di soli sei anni, Jean-Michel si trovò già iscritto come membro junior del museo di Brooklyn.

Emerse nella scena punk Newyorkese come un grintoso artista di graffiti streetsmart fino al successo nelle gallerie d’arte internazionali. Divenne celebre molto rapidamente e venne  definito pittore naif del movimento ampiamente celebrato neo-espressionismo. Il lavoro di Basquiat è uno dei pochi esempi di come nei primi anni ’80 , il punk americano basato sui graffiti e lo scontrarsi con la cultura attuale sarebbe potuto diventare un fenomeno artistico pienamente riconosciuto, abbracciato e popolarmente celebrato in modo critico, non dissimile dall’ascesa dell’ afroamericano Hip Hop durante la stessa epoca. Nonostante l’aspetto “non studiato” del suo lavoro, Basquiat molto abilmente e volutamente ha riunito nella sua arte una serie di disparate tradizioni, pratiche e stili per creare un unico tipo di collage visivo derivante in parte dalle sue origini urbane e in un’altra un  pò più distante, il patrimonio afro-caraibico. Jean-Michel dipinge con la furia di chi si sente costretto in un corpo, i colori, le forme primordiali, come fossero create da una mano fanciulla, si schiantano sulla tela per riportare l’uomo, l’autore, alle sue origine perdute. Tenta di liberarsi di se stesso, non riuscendo in definitiva a trovare l’ordine del caos. Potremmo dire che fa parte di quella generazione che diviene vittima dell’isolamento e della dipendenza e di questo approccio autodistruttivo si fa portavoce proprio la beat generation coi poeti Jack kerouac, Ginsberg, Borroughs. Per alcuni critici, la sua rapida ascesa alla fama e alla morte altrettanto rapida e tragica da overdose di droga incarna e personifica l’eccessivamente commerciale della scena artistica internazionale di metà degli anni ’80, un fenomeno culturale che per molti osservatori è stato sintomatico della bolla economica in gran parte artificiale di quegli stessi anni. Il lavoro di Basquiat è un esempio di come gli artisti americani del 1980 potrebbero reintrodurre la figura umana nelle loro opere dopo il largo successo di minimalismo e concettualismo, stabilendo così un dialogo con la tradizione più lontana del espressionismo astratto. Immagini tratte dalla visita al  MUDEC- museo delle culture, via  Tortona 56, Milano in esposizione dal 28/10/16 al 26/2/17

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